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  • Marica Gobbatelli

TALKS WITH...ROSSELLA BRAGAGNOLO

In occasione della giornata mondiale della prematurità, ho fatto due chiacchiere con Rossella Bragagnolo, mamma di Vittorio, bambino nato prematuro.



Rossella raccontaci un po’ la tua esperienza della nascita e del post-partum

Ho partorito alla 26a settimana, con taglio cesareo urgente causa preeclapsia gestazionale (innalzamento dei valori pressori). Vittorio pesava alla nascita 580 gr, era un prematuro grave, pertanto è stato trasportato in TIN - Terapia Intensiva Neonatale - dove ha trascorso 129 giorni.

Il post-partum fu un'esperienza psicologicamente devastante: ogni giorno, nel recarmi alla stanza lactarium adibita al prelievo del latte, incontravo nel corridoio mamme con pancioni enormi, fiocchi appesi alle porte e un via vai di neo genitori che, entusiasti, tornavano a casa con il loro neonato. Io camminavo a testa bassa, non volevo vedere, non volevo sentire, volevo solamente che quel giorno arrivasse anche per me.


Cosa hanno significato per te quei giorni in terapia intensiva? Quali erano le tue emozioni e i tuoi pensieri?

Ricordo come fosse ieri il primo giorno in cui entrai in Terapia Intensiva Neonatale: c'erano piccole incubatrici, monitor e tubicini ovunque. L’aria era impregnata di disinfettante, mi trovavo in un altro mondo. All'inizio ebbi un rifiuto, pensavo di non farcela, poi pensai al mio piccolo Vittorio e mi feci coraggio: dovevo lottare per lui.

Di emozioni ne provai sicuramente tante, le più contrastanti sono state disperazione, ansia, incertezza, senso d’impotenza, soprattutto dopo la crisi respiratoria di Vittorio, le varie emorragie, gli interventi chirurgici, i parametri non nella norma... Il mio unico pensiero rimaneva sempre e solo lui: vederlo ogni giorno e vivere nella speranza che ben presto sarebbe tornato a casa con me.


A seguito della nascita prematura, Vittorio è un bambino che presenta delle difficoltà. Come è cambiata la tua vita insieme a lui?

Vittorio, come conseguenza della sua prematurità, ha un’ipovisione grave. Ha rischiato il distacco di retina in entrambi gli occhi, per questo è stato operato dapprima all’ospedale di Borgo Trento e successivamente al Beaumont Hospital di Detroit (USA), dove i medici sono riusciti ad evitare la cecità assoluta. Il suo residuo visivo oggi è di 1/10, non molto, ma gli permette di vivere una quotidianità pseudo normale. Vittorio è autonomo negli spazi a lui noti, distingue colori e forme, legge e scrive caratteri grandi, utilizza cellulare e pc, il tutto avvicinandosi agli oggetti in genere e ha un grande sviluppo sensoriale, udito, tatto e olfatto che lo aiutano a compensare il deficit visivo.


Puoi spiegarci in poche parole cosa significa essere mamma di un bambino prematuro e con disabilità?

Essere mamma di un prematuro significa vivere in un’altra dimensione. Il tempo scorre lentamente, i minuti diventano preziosi e ogni giorno che passa si raggiungono grandi conquiste. Si diventa spettatori di un mondo che corre freneticamente davanti ai tuoi occhi, mentre tu scandisci le tue giornate tra bollettini medici e vocaboli incomprensibili, che ben presto farai tuoi. La disabilità in genere è un po’ la stessa cosa: potrei parlare per giorni, ma dovendomi esprimere in breve posso affermare che siamo ancora molto lontani dall’inclusione nella società, perché il “diverso” fa ancora troppa paura.


Che consiglio daresti a quelle mamme e a quei papà che si trovano nella tua stessa situazione e lottano ogni giorno come te?

Purtroppo non esiste un libretto delle istruzioni per diventare genitore, ancor meno per quelli che, come me, hanno o stanno affrontando questa battaglia. Capita che in un giorno la tua vita cambia inesorabilmente e tu ti ritrovi sola, davanti alla porta di una Terapia Intensiva Neonatale. Puoi decidere se aprire ed entrare, oppure voltarti ed andartene. Sembra assurdo che io dica queste parole, ma ho visto e ho vissuto la disperazione di mamme e papà che hanno ceduto. Li ho giudicati? Mai!

Non sappiamo mai quanta forza abbiamo dentro fintanto che la vita non ce la richiede. Ancora oggi mi chiedo come ho fatto. Non lo so, semplicemente è una cosa che ti parte da dentro. Ho pianto tanto, ho pregato altrettanto, ho percorso tanti tunnel che sembravano infiniti, ma poi ti fermi e guardi quell’esserino nell’incubatrice, tocchi le sue minuscole mani e con lui decidi di non mollare.

L’esperienza mi ha insegnato che i bambini prematuri hanno una marcia in più. E’ il loro attaccamento alla vita che dà loro la spinta per lottare e insegna ai genitori il vero senso della vita, perchè quel bambino, è il vostro eroe e l’alba di un giorno migliore.




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